• Novembre

    Pochi giorni fa era il mio onomastico.

    Non mi ha fatto gli auguri quasi nessuno. Un collega. Mio padre, ma sul tardi e dicendo “ops, scusa”. Un’omonima in chat su facebook. Stop.

    Una volta il mio onomastico era una festa. L’estate di San Martino. I lumini fatti con mezze bucce di mandarino e l’olio, una costante sfida con lo stoppino di mezzo che si rompeva sistematicamente. Ma le poche volte che ci riuscivi era uno spettacolo. Odore d’olio e di mandarino che si sparge per la casa, che si unisce a quello del legno che brucia nel caminetto. E le castagne!

    E poi il mio onomastico cade esattamente un giorno e un mese dopo il mio compleanno. E meno di un mese prima di San Nicolò, festa grande a Trieste. Quindi regali regali e ancora regali. Una pacchia. Giusto il tempo di farsi venire a noia il gioco nuovo e ne arriva un altro.

    Anni dopo il mio onomastico è stato anche il compleanno di una mia ex. E lo è ancora, credo. Ma da allora si è colorato di una patina grigia che stenta a venir via, anche se ne sono passati di anni.

    Ora piove. Niente mandarini luminosi, niente regali. 

    Solo le castagne.
    Minimo 10 a euro 2.50.

  • Che estate fantastica!

    Punto primo: era da tempo che non facevo un viaggio in gruppo e quasi mi dimenticavo quanto poteva essere bello.

    Punto secondo: la vacanza che dura 3 settimane è un must. Basta settimanine, weekend lunghi e simili. Tre settimane tre è quel che ci vuole. 

    Eravamo in 12. Partiti scaglionati con il traghetto per la Grecia da Trieste. Due notti e un giorno, ovviamente pernottamento sul ponte. Non c’è niente di più bello di aver guardare il tramonto dalla poppa di una nave come il Venizelos: emozioni a basso costo.

    Tre settimane, dicevo. Arrivati a Patrasso via con verso il Pireo. Tra l’altro io ho pensato bene di portarmi l’auto. Aria condizionata a palla e cd-changer con le hit dell’estate. 

    Poi di nuovo traghetto, tappa a Paros e si sbarca a Naxos. Aghia Anna in campeggio, davanti al mare, veramente a un metro. E finalmente relax. Per dodici giorni esatti niente di più che mare sole insalate greche e libri. Zero alcol, zero pare, zero pressioni. 

    E poi, giusto perché siamo ggiovani si va altri 5 giorni a Ios a osservare la fauna locale, composta prevalentemente da giovanissimi/e inglesi costanemente ubriachi. Ma c’è la piscina in campeggio, con un bar molto fornito. Molto divertente.

    E poi, abbronzati e rigenerati, si torna indietro. Con tanti ricordi che scalderanno l’inverno. Come uno dei migliori amici che ti fa un discorso serio davanti a un piatto di saganaki (frittatone mista a formaggio feta). O l’altro amico che nel bel mezzo di un festino organizzato da noi in spiaggia, alla vista di un gruppetto di ragazze che si avvicinano, pensa bene di dire “sorry, it’s a private party”. O i tentativi mal riusciti di abbordaggio nelle discoteche di Ios.

    Davvero un’estate meravigliosa, l’estate del 98.

  • Kebab tutta la vita!

    Un sentito grazie al fiero popolo turco per aver resto queste ultime due settimane le stressanti da quando ho avuto la balzana idea i fare il lavoro che faccio. 

    Da qualche giorno sono tornato alla pizza.

    (Per gli accenti con un lavoro certosino li metterò a posto, abbiate pazienza).

  • Help me, please! /6

    Il fatto che non scriva più di mal di schiena non significa che non abbia più mal di schiena. Purtroppo. Ieri mattina, domenica, psicodramma: frustrazione, lacrime, sensazione di ineluttabilità del destino. Lentamente mi sono ripreso, ma non sono stato di gran compagnia lungo tutta la giornata. E’ questo forse il punto più problematico: il mal di schiena in se è un dolore sopportabile, ma sono gli strascichi che questo dolore porta nelle relazioni interpersonali a fare più danni. Nervosismo, ipersensibilità , bassa autostima. Non male, vero?

    7 – From India with curry

    Vengo a sapere dell’esistenza di uno specialista indiano che fa miracoli. (Inciso: sarebbe da riflettere a lungo sulla fascinazione generato dal “diverso”. Se un terapista è cieco, indiano, senza un braccio o in carrozzella “funziona” di più che un normalissimo mulòn triestino laureato e con un minimo di esperienza.) Ha tempi di attesa lunghissimi, robe da 50/60 giorni alla volta, quindi prenoto in settembre e mi riceve in novembre. Che, dico io, uno ha tempo anche di spararsi un colpo in testa se sta davvero male. E insomma, mi riceve e non capisco cosa dice. Parla un misto di triestino/indiano. Però è affabile e sembra cogliere subito il problema. Usa uno grande specchio quadrettato per evidenziare un’apparente diversa lunghezza delle gambe. Ah, se vi volete bene e non siete proprio in formissima, evitate di specchiarvi su una superficie con i quadretti: vedrete le mulze uscire dai riquadri quel tanto che basta per perdere quel poco di autostima che vi resta. Divago. Insomma, gambe asimmetriche significa necessità  di plantare. E dieta associata: niente verdure a foglie larghe e mezzo limone spremuto ogni mattina. Che poi uno non può fare a meno di pensare che lo stiano prendendo in giro, no?

    Eppure, il miracolo: dopo una settimana il dolore si affievolisce. Quasi scompare. Sono ancora là che penso al modo migliore per festeggiare quando, prima lievemente, poi più forte, il dolore ritorna. Uguale. Preciso. A volte più intenso di prima. Niente da fare. Due sedute (molto onesto, dai) da 50 euro l’una. Totale 100 euro. Totale globale 1330 euro.

    8 – Il luminare francese

    Da più di un anno un’amica mi racconta i mirabolanti risultati raggiunti da uno specialista francese che opera nei pressi di Modena. Ha operato la sorella dell’amica dopo che questa aveva sofferto per anni di mal di schiena e nessuno aveva saputo darle una soluzione. Non so se ha fatto più leva su di me l’elemento psicosomatico (“nessuno le credeva“), quello tecnologico (“le hanno messo dischi in titanio“) o il name dropping (“ha curato anche Alberto Tomba“). Ad ogni modo prenoto la mia bella visita con due mesi di anticipo. All’avvicinarsi della data sono sempre più emozionato. Alla fine, dai, un luminare come lui saprà sicuramente indicarmi la strada. Arriva il fatidico giorno. Trieste-Modena in auto, bel viaggetto. Arrivo poco prima dell’orario previsto. La prima impressione non è positiva: ambulatorio stracolmo di gente, confusione, caldo. Ma la prima impressione spesso è sbagliata, dai. Aspetto un’ora abbondante oltre alle previsioni. Poi, finalmente, è il mio turno. Entro in una stanzetta minuscola dove c’è una segretaria. Mi chiede i dati e aspettiamo un po’. Da una porticina laterale entra lui. Silenzioso, tranquillo. E’ circondato da un’aura di sapienza. Sono in buone mani. Mi fa spiegare il problema, mentre esamina le lastre e la TAC. Finito il racconto (4 minuti), mi fa togliere la camicia. “Si pieghi a destra. Ora a sinistra. Ora in avanti”. Silenzio. Ancora silenzio. “Guardi, lei non ha niente che non vada”. Un po’ allarmato controbatto che in realtà sono più di due anni che mi fa male. Risposta: “Son doloretti, vedrà a 50anni“. Sorride, fa un cenno con la testa e esce.

    Ora devo ammettere che da quel momento in poi i miei ricordi si fanno un po’ nebulosi. Credo, ma magari mi sbaglio, di aver cominciato a emettere fumo dalle narici. Ricordo, circa, di aver pagato senza batter ciglio qualcosa come 180 euro. Ho il sospetto, ma non ci giurerei, di aver ipotizzato l’uso di molotov e bombe carta all’indirizzo dell’ambulatorio.

    Le poche certezze sono che se nominate il luminare francese in mia presenza non rispondo delle mie azioni e che il totale globale è salito ancora: 180 euro di visita + 100 euro di trasferta = 280 euro. Totale globale 1610 euro.

    [continua]

    Episodi precedenti: 1 2 3 4 5

  • Asini, topi e maiali che volano

    Se c’è una cosa su cui, per ora, le ricerche su internet danno poca soddisfazione sono le storie illustrate, soprattutto quelle per bambini che, a differenza dei fumetti, hanno un bassissimo seguito tra il popolo nerd. 

    Ad esempio ci sono due storie che leggevo da bambino e di cui ricordo qualche immagine imprecisa e la cui trama è ancora più nebulosa. Ecco, internet non aiuta. Ma magari qualcuno di voi può rimediare, associando al ricordo informazioni più dettagliate. Prometto eterna gratitudine e magari uno spritz: mi basta l’autore o il titolo.

    Storia 1
    Grazioso topino di campagna è prigioniero della pagina. Rosicchiando il foglio, pagina dopo pagina, costruisce un aeroplanino di carta con il quale alla fine si libera in volo.

    Storia 2
    Gruppo eterogeneo di animali (i miei mi davano fiabe faunistico/bucoliche, che ci devo fare) si trova nei pressi di un lago (mi pare) e organizza qualcosa di fico. Giuro, era così. Mi pare ci fossero un maiale, un asino, un volatile e ancora qualcosa. No, niente Musicanti di Brema. E anche qui in qualche modo qualcuno riesce a volare. Sì, non so cosa mi mettevano nel latte a colazione.

  • Scelte di vita

    Domani ho un esame. Universitario.

    Devo decidere se andare a mangiare in mensa o prendermi un panino al bar.

    Tra poco scade l’iscrizione a un torneo di ping pong del CUS.

    Stasera c’è una festa erasmus, probabilmente dopo un bagno al bivio faccio un salto.

    La tessera per le fotocopie è vuota, devo fare una ricarica.

    Per domani sono indeciso tra una pallina da Zampolli dopo un’aperitivo in Portizza e una osmizzata dove farmi venire la lingua viola a forza di terrano.

    Sono in biblioteca, ho una Fred Perry nera con bordi gialli e il colletto tirato su, ci sono 24 gradi, il segnale wireless è al massimo e non c’è campo per cellulare. Meglio di così non si può.

  • Help me, please! /5

    Continua la saga. Qualcuno dubita, maè tutto vero

    6 – La fisioterapista della minoranza

    Non sapendo più dove sbattere la testa e visto che ci sono delle volte in cui alle 5 di mattina devo alzarmi perché mi fa troppo male e finisce che mi addormento seduto con la faccia sul tavolo, mi ricordo di una ragazza che qualche anno prima mi aveva messo a posto il ginocchio. Lavora presso una centro privato molto bello, in carso. Bello sì, ma ogni volta sono 25 minuti andare e 25 tornare. Vabbè, magari mi risolve il problema, quindi tanto vale tentare. Lei è simpatica e parla un misto di italiano e sloveno, switchando in continuazione, soprattutto quando risponde al telefono. E io, che lo sloveno non lo capisco, mi trovo sempre a domandarmi se sta dicendo qualcosa tipo: “si, il prossimo appuntamento glielo fisso per venerdi” o “appena finisco con questo ciccione che non fa altro che lamentarsi ti richiamo“. Fin dalla prima seduta applica un metodo nuovo che sembra interessante. Consiste nel trovare dei punti “bloccati” in giro per il corpo (schiena, polpacci, torso) e nello sbloccarli attraverso una pressione consistente e un lavoro di scioglimento. Ecco, descritto così sembra una cosa tranquilla. Pero quando vi trovate un gomito premuto con tutto li peso in un punto che anche solo a sfiorarlo vi fa male se vi scende qualche lacrima non stupitevi: dolorosissimo. Ma la speranza è che serva a qualcosa. Ogni seduta è un tormento e il giorno dopo pure peggio, con i punti toccati dolenti e lividi. Dopo sei sedute, purtroppo, anche lei prospetta la diagnosi psicosomatica: dovrei andare da qualcuno che mi aiuti a superare un qualche tipo di blocco… Già sentita. Comunque si arrende. Sono sei sedute da 30 euro. Totale 180 euro. Totale globale 1095 euro.

    Intermezzo – La risonanza magnetica

    Decido di fare qualche esame e dopo i raggi fatti con una certa facilità (e risultati negativi: tutto a posto) e il momento della risonanza magnetica. Tempi di attesa a Trieste: tra i 4 e i 6 mesi. Pazzesco. Se hai qualcosa di serio fai tempo a essere già  morto. Io invece posso anche aspettare ma à comunque pazzesco. Vengo a sapere che a Monselice esiste uno studio che fa le risonanze con l’impegnativa in tempi brevi. Provo a chiamare e incredibilmente mi danno l’appuntamento per la settimana successiva. Sono sconcertato. Efficienti e disponibili. Dopo un viaggetto in compagnia di parenti che scarico all’Ikea di Padova raggiungo Monselice all’orario previsto. Non avendo mai fatto una risonanza prima non so cosa aspettarmi, se non le scene che si vedono nei film. Ecco, uguale. Mezz’ora chiuso in un cilindro metallico, con spazi ridottissimi e l’obbligo a non muoversi di nemmeno un millimetro. Anche chi non soffre di claustrofobia è messo a dura prova. Mi rivesto e riparto. Gli esami me li spediscono a casa la settimana dopo. In autostrada mi accorgo di avere una gomma a terra. Ci sono 32 gradi. E non ho l’aria condizionata. Brutti segnali. Arriva il pacco postale. Teso, apro la busta. Termini in medicalese. Traduco: “lei sta bene, lei è sano come un pesce“. Ecco, lo sapevo. Totale euro 135 (45 esame + 90 viaggio). Totale globale 1230 euro.

    [continua]

    Episodi precedenti: 1 2 3 4

  • Come sopravvivere?

    Giochino divertente che faccio ciclicamente con parenti e amici a cui non ho ancora trovato risposta: cosa faresti se ti trovassi di colpo indietro nel tempo, senza niente con te se non la conoscenza? Tipo nell’antica Roma, catapultato nudo e crudo? Come metteresti in pratica tutto quello che sai? Come faresti a sopravvivere o, perché no, a prosperare?

    E’ interessante perché in realtà quasi niente di quello che sappiamo ha applicazioni pratiche immediate. Non siamo in grado di costruire quasi niente, non abbiamo conoscenza dei materiali o dei principi fisici di base. E’ affascinante e inquietante allo stesso tempo.

    Comunque mi ha fatto una certa impressione trovare lo stesso argomento, posto in maniera sostanzialmente identica (non è l’antica Roma ma il centro Europa dell’anno 1000), su kottke. L’argomento è ripreso da un altro sito, ma in entrambi i lettori si scatenano nei commenti proponendo soluzioni diverse e geniali.

    E voi, cosa fareste? Bollire l’acqua mi sembra una buona idea, ma si può fare di meglio. 

  • E se Gina si incazza…

    Visioli rischi grosso!

    Ma Gina cos’avrà voluto dire?
    Forse Visioli è un fighettino e ha speso 350 euro per i sandali e Gina lo vuole colpire sul piano economico. Oppure Visioli ha deciso di lasciarla e andare via ma come calzature gli resta solo un paio di miseri sandali, allora Gina gli vuole impedire la fuga. Oppure Visioli è un alterna-freak il cui tratto distintivo sono i sandali e sta molto sul cazzo a Gina che lo vuole così punire. Oppure…

    [traduzione: Visioli ti brucio i sandali. Da un muro di piazza Cavana, Trieste] 

    Aggiornamento
    A quanto pare Visioli ha una faccia. Si tratta di Dennis Visioli, Assessore alla Protezione Civile, Educazione Ambientale, Promozione dell’Associazionismo, Politiche di pace e legalità della Provincia di Trieste. Evidentemente non va d’accordo con Gina.

    Aggiornamento 2
    Interessante su Edtv, nei commenti a questo post: scritte sui muri in giro per il nord-est.  

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