- Fichissimo!
Bathtub IV from Keith Loutit on Vimeo.Tilt-shifting still-photography: effetto miniatura all’ennesima potenza.
[via kottke]
- Cercare una lente a contatto sul pavimento del bagno di un appartamento in via Diaz
E’ un periodo un po’ così.
Uno di quei periodi in cui non ti metti a scrivere sul blog perché hai qualcosa da dire, ma in cui scrivi per rispondere alla domanda “ho qualcosa da dire?”.
Tutto ruota attorno al concetto di aspettativa. Hai 14 anni e ti immagini la tua vita a 30. Poi ne hai 21 e continui a immaginarti la tua vita a 30, immagini diverse, ma sempre proiezioni, aspettative.
Poi i 30 arrivano con tutta la loro imbarazzante evidenza: la tua vita non è come ti saresti aspettato.
Le certezze che ti sembravano garantite non ci sono.
Il lavoro definitivo nemmeno.
Ma l’angoscia maggiore deriva dai dubbi. I dubbi che uno crede debbano svanire, restano. Non se ne vanno. Anzi, aumentano.
E con loro si rafforza la sensazione che, alla fine, non se ne andranno mai.
E così la vita continua, bel lontana da quella assorbita e introiettata da anni di serial televisivi e pubblicità, meno solare, meno smagliante. Più vera, forse, ma più tortuosa e incerta.
Farraginosa, frammentaria, sincopata.
E’ marzo, 2000 o 2001.
Un amico nel bagno dell’appartamento universitario perde una lente a contatto.
Di quelle mensili, quindi ancora abbastanza costose.
Preso dal panico chiede ai presenti di aiutarlo nella ricerca.
In ginocchio sul pavimento in tre aguzziamo la vista.
“Eccola, trovata!” – “no, è un pelo pubico”.
“E’ qui è qui!” – “no, altro pelo”.
“forse…, no dannato pelo di cazzo”.
Dopo mezzora abbandoniamo.Provate. Finché non vi trovate in mano il pelo non sarete in grado di notare la differenza.
- Geeks alla riscossa
Bella bella bella.
La sit-com The Big Bang Theory in onda sulla CBS e attualmente alla seconda stagione, è quanto di più esilarante si sia visto negli ultimi anni in televisione. Protagonisti quattro geeks senza speranze, cervelloni esperti in fisica teorica alle prese con la vicina di casa “normale”.
Attenzione, genera dipendenza.
- “E’ vero che mi stai dietro?”
Continuo a stupirmi di come alcuni ricordi si siano fissati indelebilmente nella mia memoria.
Mi si sono attaccati addosso e non c’è modo di dimenticarli. Non voglio dire che preferirei scomparissero nell’oblio, ma magari che perdessero quella vividezza, quella precisione che ancora oggi mi sconvolge e me li fanno rivivere come fosse ieri.
Siamo alle elementari, quarta o quinta. Quindi più o meno 1988 o 1989.
Classe mista, 7 ragazzi e 7 ragazze.
Prime cotte, primi sguardi. Molta timidezza, molta vergogna. Ma soprattutto assoluta ingenuità e mancanza totale di consapevolezza.
All’epoca, se ti piaceva qualcuno si diceva che “gli stavi dietro“.
Bene, a me piaceva una ragazza. E me ne vergognavo molto. Non sapevo come gestire questa mia attrazione. Era qualcosa che non conoscevo e che ho imparato a capire solo molti anni dopo. Forse.
Lei era, ovviamente, la più carina, la più in vista della classe. E aveva già una relazione in corso. La relazione consisteva sostanzialmente nel tenersi per mano e parlare. Molto candore, all’epoca. Lui, bulletto di classe, mio migliore amico dell’epoca. La “relazione” è andata avanti per un po’, diciamo settimane, e io cominciavo a dare evidenti segni di disagio.
Poi naturalmente finisce e lei, molto più matura di me, deve aver colto qualcosa. Nel mio modo di comportarmi, nei miei silenzi e nelle mie poche parole.
E comincia a stuzzicarmi.
“E vero che mi stai dietro?” mi chiede. Prima per caso, poi in maniera sistematica. Mi pressa. Mi mette a disagio.
Io non so che fare, non so che dire. Mi vergogno, sono timido, ho paura. Ma allo stesso tempo sono attratto. E mi immagino qualcosa. Qualcosa di poco definito, di vago. Inconsapevolmente accarezzo l’idea di confessare. E mi immagino il futuro. Un futuro roseo, una promessa di un mondo nuovo, finalmente rivelato. Una carezza, una passeggiata mano nella mano, nulla di più. Ma allo stesso tempo tutto quello che si poteva desiderare.
Con lei che insiste, io mi trascino in questa stato di incertezza tra vergogna e speranza. Con la speranza, anzi, la certezza che un po’ alla volta si fa strada.
Sono risoluto, prendo una decisione. Devo dirglielo. Cuore in mano. Prospettive di felicità.
All’ennesima sua richiesta, cedo.
«Allora, è vero che mi stai dietro?»
«… ehm … Sì!»
(sospiro e mi gusto il momento. Il mio momento)
«Non ti preoccupare, non lo dirò a nessuno»
Sorride e se ne va.
«…»
- Tv… tb
Anno nuovo, serie vecchie.
E’ andata in onda la prima puntata dell’ultimo slot di 10 episodi di Battlestar Galactica. La serie sta per concludersi, come previsto, alla sua quarta stagione. Episodio capolavoro, recitazione eccellente. Viene rivelato il “final five“, l’ultimo cylon mancante all’appello. Ancora nove episodi ed è finita. Qui trovate un articolo spettacolare con intervista a Moore, autore della serie, sulla scelte e sull’atmosfera cupa e depressa. Attenzione: leggere solo dopo aver visto l’episodio (torrent | sottotitoli).
Con il nuovo episodio di CSI Grissom lascia la serie. Dopo 9 stagioni il personaggio principale abbandona. Molto toccante la puntata con 3 minuti finali che valgono molti anni di attesa. Lurence “Morpheus” Fishburne sarà il nuovo responsabile dell’unità di forensics più famosa del mondo.
Mercoledì 21 season premiere di Lost. 17 episodi back-to-back (senza pause) per la penultima stagione del capolavoro di J.J. Abrams. Per ora pochi spoiler, per fortuna, e anche pochi sneak peak, a parte un noiosetto video dei The Fray, che mi dicono essere band che ha musicato anche qualcosa di Gray’s Anatomy.
Dexter terza stagione è finito in grande stile. Attendiamo la quarta prevista come sempre per il mese di agosto.
Per Heroes c’è da aspettare febbraio, sperando che il rientro di Bryan Fuller, creatore dell’elegante ma poco compreso, Pushing Daisies, riporti “Pitah” Petrelli e compagnia ai fasti di un tempo. Idem per Prison Break: sempre più improbabile ma sempre godibile. Le ultime puntate hanno messo in scena un ennesimo game changer. Vedremo, sembra che la quinta stagione si faccia e secondo me non è affatto un bene.
- Pagare alla romana
Post etimologico
Sono sempre stato convinto che pagare alla romana avesse un significato indiscutibile: arriva il conto (per esempio 100 euro) e se siamo in cinque si divide in parti uguali (20 euro) a prescindere da quello che uno ha preso.
Dopo qualche incomprensione nell’ambito di un paio di cene sono stato costretto a ricredermi. Pagare alla romana ha due possibili interpretazioni e in base a un sondaggio un po’ empirico le preferenze sono sul 50% a versione.
Una teorie è quella in cui ho sempre creduto io (divisione in parti uguali a prescindere dalle ordinazioni). La cosa interessante è che l’altra ipotesi sostiene l’esatto contrario: ognuno paga in base a quello che ha consumato.
Ancora più entusiasmante (?!?) è il fatto che in linea di massima i sostenitori di una teoria rifiutano rigidamente l’altra possibilità: “cosa dici?”, “ma sei matto”, “è una cazzata”.
La consultazione di alcuni dizionari non dirime la questione, perché compaiono entrambe le versioni in base al dizionario scelto.
Su internet wikipedia (”vabbe, vatti a fidare di wikipedia“) sostiene la tesi n° 1. Su un blog una discussione sull’argomento ha portato a ben 74 commenti, per ora, con tesi controverse.
Nessuno sembra comunque sapere l’origine della definizione. Potrebbe derivare da “rumann“, il nome arabo del contrappeso per la bilancia (tesi a sostegno dell’ipotesi n°2). Oppure dal pagamento diviso in parti uguali quando i pellegrini in visita a Roma si trovavano a dover saldare il conto delle osterie (tesi n.°).
Mistero misterioso.
Per come stanno le cose, se siete a cena fuori e qualcuno propone di pagare alla romana, meglio chiarire prima delle ordinazioni.
Caricamento ...
- Ciò, te savevi?
Inquetudine 2.0 [via edtv]
- Genialmente spoiler!

La migliore? 299 die!
E se volete la magliettina la trovate qui.
- Thriller – 64 piste video
La parte vocale non è granché, ma il risultato è impressionate.
[via kottke]
- Madonnaro 2.0
Dice wikipedia: “Il madonnaro è un artista ambulante nomade che si sposta da un paese all’altro in occasione di sagre e feste popolari. Esegue i suoi disegni con gesso, gessetti o altro materiale povero, su strade, marciapiedi, cemento, selciato di centri urbani e che trae il proprio sostentamento grazie alle offerte del pubblico quali oboli o elemosine.”
In città ce n’è uno solito appostarsi in zona Piazza Borsa o in Largo Barriera. Estetica tipicamente da artista di strada, lavora di gessetti a tutto spiano. I lavori non sono particolarmente belli, un po’ troppo kitch per i miei gusti. Ma apprezzo l’impegno.
Fino a che non mi accorgo della truffa.
Il tizio non disegna sulla strada.Ma su cartoncino
Alle prime gocce di pioggia, stacca le opere, le arrotola e se le porta via.
E quando arriva in un posto nuovo, prima di iniziare a dipingere, srotola e stende.
Alcune sono già finite, pura esibizione.Viene meno l’unico elemento affascinante del madonnaro: l’estrema volubilità dell’opera che è fatta per NON durare.
Non riesco a non irritarmi ogni volta che lo incontro.
Sei un falso, ti disprezzo, non ti do un cent.

