E’ un periodo un po’ così.
Uno di quei periodi in cui non ti metti a scrivere sul blog perché hai qualcosa da dire, ma in cui scrivi per rispondere alla domanda “ho qualcosa da dire?”.
Tutto ruota attorno al concetto di aspettativa. Hai 14 anni e ti immagini la tua vita a 30. Poi ne hai 21 e continui a immaginarti la tua vita a 30, immagini diverse, ma sempre proiezioni, aspettative.
Poi i 30 arrivano con tutta la loro imbarazzante evidenza: la tua vita non è come ti saresti aspettato.
Le certezze che ti sembravano garantite non ci sono.
Il lavoro definitivo nemmeno.
Ma l’angoscia maggiore deriva dai dubbi. I dubbi che uno crede debbano svanire, restano. Non se ne vanno. Anzi, aumentano.
E con loro si rafforza la sensazione che, alla fine, non se ne andranno mai.
E così la vita continua, bel lontana da quella assorbita e introiettata da anni di serial televisivi e pubblicità, meno solare, meno smagliante. Più vera, forse, ma più tortuosa e incerta.
Farraginosa, frammentaria, sincopata.
E’ marzo, 2000 o 2001.
Un amico nel bagno dell’appartamento universitario perde una lente a contatto.
Di quelle mensili, quindi ancora abbastanza costose.
Preso dal panico chiede ai presenti di aiutarlo nella ricerca.
In ginocchio sul pavimento in tre aguzziamo la vista.
“Eccola, trovata!” – “no, è un pelo pubico”.
“E’ qui è qui!” – “no, altro pelo”.
“forse…, no dannato pelo di cazzo”.
Dopo mezzora abbandoniamo.
Provate. Finché non vi trovate in mano il pelo non sarete in grado di notare la differenza.
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COMMENTI / 2 COMMENTI
Antonello ha commentato così il mar 24 09 alle 5:49 pm“Finché non vi trovate in mano il pelo non sarete in grado di notare la differenza.” ahahha
1V4N0 ha commentato così il mar 28 09 alle 4:13 pm“Quando sei giovane le tue potenzialità sono infinite: potresti essere Einstein. Potresti essere Di Maggio. Poi arriva un momento in cui potresti essere va a sbattere contro ciò che sei stato.
Non eri Einstein. Non eri niente.”(C.Kaufman)
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