Continuo a stupirmi di come alcuni ricordi si siano fissati indelebilmente nella mia memoria.
Mi si sono attaccati addosso e non c’è modo di dimenticarli. Non voglio dire che preferirei scomparissero nell’oblio, ma magari che perdessero quella vividezza, quella precisione che ancora oggi mi sconvolge e me li fanno rivivere come fosse ieri.
Siamo alle elementari, quarta o quinta. Quindi più o meno 1988 o 1989.
Classe mista, 7 ragazzi e 7 ragazze.
Prime cotte, primi sguardi. Molta timidezza, molta vergogna. Ma soprattutto assoluta ingenuità e mancanza totale di consapevolezza.
All’epoca, se ti piaceva qualcuno si diceva che “gli stavi dietro“.
Bene, a me piaceva una ragazza. E me ne vergognavo molto. Non sapevo come gestire questa mia attrazione. Era qualcosa che non conoscevo e che ho imparato a capire solo molti anni dopo. Forse.
Lei era, ovviamente, la più carina, la più in vista della classe. E aveva già una relazione in corso. La relazione consisteva sostanzialmente nel tenersi per mano e parlare. Molto candore, all’epoca. Lui, bulletto di classe, mio migliore amico dell’epoca. La “relazione” è andata avanti per un po’, diciamo settimane, e io cominciavo a dare evidenti segni di disagio.
Poi naturalmente finisce e lei, molto più matura di me, deve aver colto qualcosa. Nel mio modo di comportarmi, nei miei silenzi e nelle mie poche parole.
E comincia a stuzzicarmi.
“E vero che mi stai dietro?” mi chiede. Prima per caso, poi in maniera sistematica. Mi pressa. Mi mette a disagio.
Io non so che fare, non so che dire. Mi vergogno, sono timido, ho paura. Ma allo stesso tempo sono attratto. E mi immagino qualcosa. Qualcosa di poco definito, di vago. Inconsapevolmente accarezzo l’idea di confessare. E mi immagino il futuro. Un futuro roseo, una promessa di un mondo nuovo, finalmente rivelato. Una carezza, una passeggiata mano nella mano, nulla di più. Ma allo stesso tempo tutto quello che si poteva desiderare.
Con lei che insiste, io mi trascino in questa stato di incertezza tra vergogna e speranza. Con la speranza, anzi, la certezza che un po’ alla volta si fa strada.
Sono risoluto, prendo una decisione. Devo dirglielo. Cuore in mano. Prospettive di felicità.
All’ennesima sua richiesta, cedo.
«Allora, è vero che mi stai dietro?»
«… ehm … Sì!»
(sospiro e mi gusto il momento. Il mio momento)
«Non ti preoccupare, non lo dirò a nessuno»
Sorride e se ne va.
«…»
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COMMENTI / UN COMMENTO
Mollu ha commentato così il gen 26 09 alle 5:25 pmEh ma… adesso hai rovinato TUTTO! Lo sanno tutti adesso! E magari adesso lei si incazzerà e cambierà di opinione! Non sarà più come prima! Da parte mia manterrò il segreto.
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