Pochi giorni fa era il mio onomastico.

Non mi ha fatto gli auguri quasi nessuno. Un collega. Mio padre, ma sul tardi e dicendo “ops, scusa”. Un’omonima in chat su facebook. Stop.

Una volta il mio onomastico era una festa. L’estate di San Martino. I lumini fatti con mezze bucce di mandarino e l’olio, una costante sfida con lo stoppino di mezzo che si rompeva sistematicamente. Ma le poche volte che ci riuscivi era uno spettacolo. Odore d’olio e di mandarino che si sparge per la casa, che si unisce a quello del legno che brucia nel caminetto. E le castagne!

E poi il mio onomastico cade esattamente un giorno e un mese dopo il mio compleanno. E meno di un mese prima di San Nicolò, festa grande a Trieste. Quindi regali regali e ancora regali. Una pacchia. Giusto il tempo di farsi venire a noia il gioco nuovo e ne arriva un altro.

Anni dopo il mio onomastico è stato anche il compleanno di una mia ex. E lo è ancora, credo. Ma da allora si è colorato di una patina grigia che stenta a venir via, anche se ne sono passati di anni.

Ora piove. Niente mandarini luminosi, niente regali. 

Solo le castagne.
Minimo 10 a euro 2.50.


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