• Restyling LinguaPlone Language selector

    Plone is great and LinguaPlone is very useful to handle a multilanguage site in a very few steps.

    What is kind of complex from a designer point of view is the control of the appearence of the language selector, aka the list of flags that the user can select to switch language.

    Right now a basic Language selector looks like this

    language_basic

    Which is fine but sometime could be not the way the designer has imagined the site. I’m talking about something like this:

    language_css

    As you can see the images AND the order are different.

    The “right” way to do this would be something easy for a developer, but very complicated for a designer with css/html skills.

    Let’s take a look to the code of the Language Selector:

    
    
    
    
    

    It works but it shows some problems:
    - the image are hard coded (width=”14″ height=”11″)
    - there is no class attached to the <li> element to control the order of the flags

    Removing the image, adding a class to the <a> element AND to the <li> element, and cooking some css gives you control on the images and the order of the flags.

    This is the plone.app.i18n.locales.languageselector modified:

    
    
    
    
    

    And this are some basic css:

    #portal-languageselector li
    display:inline;
    position:relative;
    margin-bottom:0;
    }
    
    #portal-languageselector li.it {
    float:left;
    }
    
    #portal-languageselector li.en {
    float:right;
    left:-38px;
    }
    
    #portal-languageselector li.es {
    float:right;
    left:24px;
    }
    
    #portal-languageselector li.fr {
    float:right;
    left:26px;
    }
    
    #portal-languageselector a
    height:20px;
    width:20px;
    display:block;
    }
    
    #portal-languageselector a.English {
    background: transparent url(gb.gif) no-repeat 0 0;
    }
    
    #portal-languageselector a.Français {
    background: transparent url(fra.jpg) no-repeat 0 0;
    }
    
    #portal-languageselector a.Español {
    background: transparent url(esp.jpg) no-repeat 0 0;
    }
    
    #portal-languageselector a.Italiano {
    background: transparent url(ita.jpg) no-repeat 0 0;
    }
    

    Of course you need to upload the images as well, but that’s the easy part. And it’s also easy add hover and selected effect to the flags using the appropriate css.

    Thanks to teix for the code hint. This is my first plone post in english, so please don’t be to hard on me. The version of LinguaPlone used in this example is 3b4.

  • But the kid is not my son (a volte capita)

    Udine, concerto dei Coldplay.
    Previste più di 40mila persone, biglietti esauriti da mesi.

    Arriviamo in ritardo, il concerto è già iniziato da 5 minuti.
    La curva davanti a noi si presenta come un muro ma la fortuna sembra assisterci quando troviamo un posticino semilibero.
    Salvo poi accorgerci che quel posticino in realtà sono le scale e un paio di security zelanti e affatto simpatici ci fanno smammare.

    Miracolosamente riusciamo ad accodarci a un gruppetto che può passare in prato (c’avevamo già provato senza successo) e finalmente ci possiamo godere la serata.

    E sui più bello i Coldplay ci regalano questo, a 3 metri da noi.

  • San Francisco

    Finalmente San Francisco. Il punto d’arrivo di una vacanza eccezionale, la meta agognata è finalmente raggiunta.

    Città mitizzata attraverso anni di cinema e tv, quel tanto da renderla oggetto del desiderio ma allo stesso tempo irraggiungibile. “San Francisco? Eh, prima o poi”, ma senza troppa convinzione.

    E invece.

    Alloggiamo in un bed and breakfast molto carino, nel quartiere Bernal Heights, un po’ defilato ma tranquillo. Abbiamo a disposizione camera, cucina, bagno e giardinetto con due amache. Il padrone di casa, Jesus, è simpatico e parliamo in spagnolo con reciproca soddisfazione. Per dormir paghiamo 95 dollari a notte in tutto, davvero un buon prezzo.

    È il primo giorno e decidiamo di fare gli spavaldi andiamdo a zonzo a piedi. Prima il Dolores Park (la cui vista spettacolare potete ammirare nella foto in basso) poi la zona più centrale con pause shopping da Abercrombie and Fitch e all’apple store.

    Prima però ci imbattiamo nel famoso Caffe Trieste, storico locale noto per le frequentazioni di scrittori della beat generation. Poche soddisfazioni: nessuno da una piega quando facciamo i simpatici dicendo che siamo di Trieste, e solo all’ultimo ci accorgiamo che è un caffè nuovo, aperto nel 2006 in occasione dei 50 anni del vero Caffe Trieste (dall’altra parte della città). Il caffè almeno era buono e la musica dal vivo (spagnola) gradevole.

    Arriviamo sfiniti alla base di Market Street e un principio di scottatura alla fronte rende tutto più complicato. Rientriamo a casa alle 9.30, cotti a puntino da dieci ore a spasso per la città.

  • Rotolando verso nord

    Santa Monica alle spalle, la highway 101 è un mostro a 6 corsie super trafficato. Pausa pranzo a Santa Barbara, posticino carino ma il tempo è poco e si riparte subito. Col passare dei chilometri la strada si fa più stretta e diminuiscono le auto.

    Lasciamo la 101 per prendere la strada costiera, la freeway 1. D’improvviso il traffico scompare e le corsie dievantano due, a tratti una sola. Il panorama è completamente diverso dalle aspettative: niente spiagge assolate, bikini e beach volley, ma scogliere, folta vegetazione e parecchia zima. Bello da restare a bocca aperta. Scende la sera e il tramonto ci sorprende poco prima di Big Sur, lungo la stradina tortuosa che segue la costa.

    Big Sur è un puntino sulla carta geografica che si traduce in un mezza dozzina di campeggi high profile e in un paio di alberghi nel bel mezzo della foresta di un parco nazionale. Più che la California nel mio immaginario siamo in Canada, mancano solo Yoghi e Bubu. Gli alberghi sono tutti “no vacancy” e siamo costretti a proseguire fino a Carmel. Un Super 8 tra Carmel e Monterey finalmente ha camere disponibili: sono le 10.30 e faccio fatica a tenere gli occhi aperti.

  • Santa Monica

    Dopo la visita a Disneyland è il giorno di una combo piuttosto impegnativa.

    In mattinata giro per Los Angeles a vedere le cose più importanti ovvero Beverly Hills, Hollywood con la walk of fame ma sopratutto le case storiche di 90210 (casa Walsh, casa McKay e il West Beverly High).

    Nel pomeriggio invece toccata e fuga a Magic Mountain, theme park serio, unico nel suo genere in quanto offre quasi esclusivamente rollercoater very aggressive. Molto bello.

    In serata raggiungiamo alcuni della comitiva in visita a Santa Monica, la città nelle cui zone pedonali è vietato fumare. All’aperto, ovviamente.

    Se vedo ancora hamburger e patatine collasso.

  • Disneyland

    Dal regno della finzione per adulti a quello per bambini. A un’ora di distanza da Los Angeles facciamo visita allo storico parco del personaggio di fumetti più odioso della storia. Il theme park è il primo del suo genere e i suoi anni li dimostra tutti. Piccolo, antiquato e pieno di preadoloscenti in delirio. Meritano solo due/tre attrazioni su una quarantina. Tempi di attesa interminabili (alla vista del cartello “80 minuti” con la gente che si accodava incurante mi è preso lo sconforto) e code col trucco: appena pensi di essere arrivato alla fine, dopo un angolo, trac, nuova zona nascosta con altra lunga fila a zigzag.

    Con l’altro parco in programma conto di rifarmi: solo montagne russe.

    Per la notte ci siamo affidati a un valido ed economico Motel6. Wifi incluso e piscina in perfetto stila My Name Is Earl.

  • Noleggio auto

    Leaving Las Vegas è più difficile del previsto. Un’ora e mezza di attesa al noleggio auto, una marea di persone in fila. Spero non mi facciano strie per il ritardo sul ritiro della macchina prenotata online.

    In serata arrivo a Los Angeles.

  • Jackpot!

    Scala colore! 395 dollari extra!

    La poker room del Golden Nugget è simpatica, non troppo raffinata ma nemmeno super bubez come le altre degli alberghi di Downtown Las Vegas, la zona “storica”. Gli alberghi più belli invece sono a un’oretta di autobus, lungo il Las Vegas Boulevard, il famoso “Strip”.

    È il regno della finzione, piazza San Marco rifatta con tanto di gondole e gondolieri, ricostruzione di New York, piramidi, barche dei pirati. La cura per i particolari è davvero impressionante ma ha come effetto collaterale che i turisti americani in visita sono convinti di aver davvero visto Venezia.

    Nello foto il Four Queens, il nostro albergo, il Golden Nuggets, subito di fronte con la poker room, e il mio stack di fiches ridicolo con tanto di Corona (i drink sono omaggio).

Benvenuti su Thirtysomething.

Meno carboidrati, più proteine.

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